
Esistono date che diventano solchi indelebili nella storia di una nazione. Per l’Italia della legalità, il 19 marzo 1980 è una di queste. Erano gli Anni di Piombo, una stagione in cui lo Stato sembrava vacillare sotto i colpi di un terrorismo che cercava di annientare i suoi uomini migliori. Quel mercoledì pomeriggio, presso l’Università Statale di Milano, cadeva Guido Galli: magistrato, docente, ma soprattutto un uomo che aveva scelto di fare del servizio agli altri la propria ragione di vita.
L’agguato nell’Ateneo: la morte di un “Giusto”
L’omicidio avvenne in un luogo che avrebbe dovuto essere sacro alla cultura e al dialogo. Erano le 16:30 circa quando il magistrato, dopo aver concluso la sua lezione di Criminologia, fu raggiunto da un commando di Prima Linea (gruppo “Romano Tognini”). L’attacco fu brutale: colpito inizialmente alla schiena, Galli fu finito mentre era a terra, davanti all’aula 309 che oggi porta il suo nome.
Come riportato dai documenti dell’Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (AIVITER), Galli non era un bersaglio casuale. Era l’uomo che aveva istruito la prima maxi-inchiesta contro l’organizzazione terroristica, dimostrando che la forza della legge poteva smantellare anche le strutture eversive più aggressive. Per i terroristi, egli rappresentava il volto di uno Stato che non si lasciava intimidire.
“Fare qualcosa per gli altri”: l’eredità umana
Dalle carte personali del magistrato, oggi custodite e valorizzate dal CSM e dalla rete degli archivi storici, emerge un profilo umano straordinario. In una commovente lettera indirizzata al padre, Galli scriveva: «Io non ho mai pensato ai grandi clienti o alle belle sentenze o ai libri: io ho pensato soprattutto […] a un mestiere che potesse darmi la grande soddisfazione di fare qualcosa per gli altri».
Questo spirito di servizio è stato ricordato solennemente a Saronno e in numerose commemorazioni riportate dai siti dedicati alle vittime del terrorismo. La moglie Bianca e i cinque figli, pur travolti dal dolore, risposero alla violenza con parole di una dignità sconvolgente, scrivendo agli assassini: «Avete semplicemente annientato il suo corpo, ma non riuscirete mai a distruggere quello che ha dato per il lavoro, la famiglia, la società».
La Statale di Milano: un presidio di legalità
Ancora oggi, l’Università degli Studi di Milano non dimentica il suo docente. Ogni anno, durante la “Settimana della Legalità”, l’Ateneo organizza la “Giornata della Giustizia” per riflettere sull’esempio di Galli. Non si tratta di una semplice celebrazione rituale, ma di un impegno civile che coinvolge studenti, giuristi e cittadini. Ricordare Guido Galli significa oggi riaffermare che la democrazia si difende con l’indipendenza della magistratura e con la cultura, gli stessi strumenti che il magistrato bergamasco impugnava ogni giorno.
Un archivio per il futuro
Grazie al portale Memoria della Cultura e alla digitalizzazione degli atti del CSM, la vita professionale di Galli è oggi un libro aperto per le nuove generazioni. I suoi fascicoli non sono solo reperti processuali, ma la testimonianza di un metodo investigativo rigoroso e moderno.
L’uccisione di Galli, seguita pochi mesi dopo da quella del Sostituto Procuratore Mario Amato, segnò uno dei punti più bui dello scontro tra eversione e Stato. Tuttavia, come dimostrano le iniziative in sua memoria, quel sacrificio non è stato vano: la luce del suo spirito continua a brillare, come un monito contro ogni forma di barbarie e come guida per chiunque creda ancora nel valore della Giustizia.
Fonti consultate:
- Ministero della Cultura – Rete degli archivi “Per non dimenticare”
- Associazione Italiana Vittime del Terrorismo (AIVITER)
- La Statale News – Università degli Studi di Milano
- Documentazione storica “In ricordo di Guido Galli” (Saronno, 2007)
